5 domande a Danjel Maraniello, l’autore di 3:33

In occasione della presentazione del libro 3:33 che si terrà giovedì 5 ottobre alle 18:30 presso la libreria Giunti a Caserta, abbiamo deciso di incontrare l’autore , Danjel Maraniello per una breve intervista.

R: Ernest Hemingway diceva che per scrivere bisogna sempre partire da quello che si conosce. Tu nello scrivere 3:33 da cosa sei partito? Quali sono le tue paure?
D:Quando ho scritto 3:33 sono partito dalla concezione che tutti siamo causa del nostro male. Certo, in tutti e cinque i racconti sono onnipresenti elementi sovrannaturali o magici, ma sono soltanto dei veicoli. È come una metafora della vita: qualcosa ci colpisce e ci butta a terra, qualcosa che non comprendiamo e che dipende solo da fattori esterni sui quali non abbiamo alcun potere. Però, poi, è solo compito nostro rispondere alle battute d’arresto e rialzarci. La mia paura più grande è proprio il non riuscire ad uscire da queste situazioni, restarne intrappolato.

R: Leggendo il racconto “Alice” ci ha colpito come hai “reinventato” il personaggio di Carroll introducendola non in un mondo fantastico fatto di conigli parlanti, soldati di carte ecc… ma inserendola nel mondo reale che lei vede con “occhi diversi” e che per lei è assolutamente normale perché “Per me la normalità è ciò che vedo tutti i giorni”. Perché sei partito dal personaggio di Alice e soprattutto il significato della storia qual è?
D:Alice nel Paese delle Meraviglie rappresenta tutto ciò che amo nella narrazione: follia e introspezione. La mia Alice, però, si discosta parecchio dalla visione di Carroll: la sua Alice ha un messaggio decisamente più positivo, la mia no o almeno non fino in fondo.
Lo so, sembra una risposta banale “parto da Alice perché mi piace” ma la realtà è questa, amo quell’espediente narrativo e, soprattutto, credo si sposi bene con il significato della storia di per sé che, come già detto, verte intorno alla causa dei nostri mali. Alice è una ragazza che non visita il Paese delle Meraviglie, lei ci vive e quelle meraviglie siamo noi. Mi piace pensare che rappresenti il modo di vedere il mondo delle nuove generazioni, quelle che credono che, siccome hanno un punto di vista differente di vedere le cose, tutto sia molto più chiaro e facile da gestire.
In realtà non è così, la nostra interiorità è difficile da decifrare. Anche Alice è causa del suo stesso male, perché non si sofferma su ciò che le accade intorno, lo accetta convinta che il suo essere diversa la renda più forte, speciale. Quel mondo è la sua normalità e lo affronta a muso duro, sia nella positività che nella negatività, ma ha molto da scoprire di sé stessa.

R: Leggendo “Contaminazione, Diario di un sopravvissuto” non abbiamo potuto fare a meno di pensare a Romero e ai suoi film. Non tanto per la storia ma per il sottotesto politico, infatti oltre a descrivere il mondo post-Apocalittico tu scrivi anche di come si è arrivati all’apocalisse, parlando della politica italiana degli ultimi giorni e degli “nzumbe” (zombie) usati come forza lavoro a basso costo. Il tuo personaggio è un po’ la metafora delle persone che guardano il mondo, la propria vita andare allo sbando non facendo nulla se non lamentarsi e dipendere dagli altri, o siamo noi che stiamo facendo tanto un pippone per nulla?
D: E invece mi sorprendete, avetecapito perfettamente!
L’idea degli zombie usati come forza lavoro fa parte dalla cultura haitiana e ci sono addirittura dei casi documentati sui non-morti sfruttati come schiavi. Lo nzumbe (nella lingua haitiana) è esattamente ciò che descrivo nel racconto ma viene mescolato con lo zombie cannibale di Romero perché la gente non capisce un cazzo e anche da morto sbaglia a comportarsi. Da qui mi sono diramato su un discorso più politico, ho mescolato le due cose e mi sono divertito a cimentarmi in un po’ di satira demenziale. La scelta di un protagonista che non comprende minimamente cosa stia accadendo, mi ha facilitato il discorso politico generale, per farlo sposare bene con l’immagine del personaggio che rispecchia l’italiano oggi, quello che si adagia e non fa altro che lamentarsi.
Sì, è decisamente una rappresentazione di come viviamo negli ultimi anni, il periodo storico che verrà ricordato come quello della bufale da clickbait e del popolo che ricerca disperatamente un bastone su cui appoggiarsi perché da solo non riesce a trovare il modo di rivoluzionarsi.

R: In Dualismo abbiamo un personaggio principale intrappolato, suo malgrado, in una routine e in un paese di soli vecchi da cui vorrebbe scappare, ma non può per tutta una serie di ragioni che scoprirete leggendo il libro. Come mai sei partito da questo contesto per l’inizio del tuo racconto, e soprattutto ti sei mai sentito come Vito?
D:Come sono partito da questo contesto? Basta guardarsi intorno.
Ci sentiamo tutti come Vito, sfido chiunque a dire che non si senta veramente libero. Libero dalle responsabilità, dalle tasse da pagare, dal sopravvivere in una società che ci spolpa e obbliga a lavorare per riempire le tasche dello Stato. Dualismo nasce da una sensazione comune di disagio esistenziale ma anche da una chiacchierata via Facebook con un mio amico.
Lui riuscì a semplificare il concetto immaginando il suo corpo lavorare come tutti i giorni mentre la sua proiezione astrale si trovava al concerto dei Melt-Banana che fu costretto a saltare, per l’appunto, a causa delle sue responsabilità lavorative.

R: Progetti futuri?
Al momento mi sto concentrando sulla promozione di 3:33 ed è questa la mia priorità (a proposito di questo, ricordo che giovedì 5 ottobre presenterò il libro alla Libreria Giunti al Punto di Caserta all’angolo tra Piazza Matteotti e via Patturelli alle ore 18).
Nel tempo libero mi sto cimentando nella scrittura di un romanzo supereroistico che conto di pubblicare come ebook e sto scrivendo uno pseudo-thriller barra racconto di spionaggio che però verte maggiormente sulla commedia nera, completamente differente dall’horror ansiogeno di 3:33.
Infine, continuo ad arricchire Alice di nuovi elementi, ho scritto un nuovo capitolo ma non so bene questi progetti che fine faranno. Mi piace raccontare storie, probabilmente la mia mente malata non smetterà mai di sostituire lo schifo mondano con storie di fantasia e mi va bene così.
Il futuro dipenderà anche molto da come andrà 3:33.