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“C’è un mostro nel bosco!”, come sconfiggerlo?

La nonna di Nina le racconta una storia, che è utile per tutti coloro che sono alle prese con un… mostro. Scopriamo “C’è un mostro nel bosco!”, l’opera di Paola Savinelli ed Andrea Scoppetta (Lavieri Edizioni, 2017)

Confesso: se non avessi fiducia in Paola Savinelli e tutto ciò che produce, non avrei preso questo libro. Non perché non sia interessante, chiariamoci; ma quel dettaglio non trascurabile della “lettura consigliata ai bambini dai 5 agli 8 anni” mi ha messo seriamente in difficoltà, nonostante i commenti che a vario titolo mi addebitano meno anni di quelli che ho.
Alla fine il cuore e la curiosità hanno prevalso, ed eccomi uscire dalla libreria con “C’è un mostro nel bosco!” sottobraccio e il sorriso di chi ha con sé la sua attrazione, nuova di zecca.
Pochi passi dopo, però, l’idillio s’interrompe a causa di una domanda destinata a ripetersi con insistenza: “Raffaele, perché hai un libro per bambini?”. Inizialmente ho provato a mascherare il mio interesse: “è per le mie cuginette”. A posteriori, invece, rispondo senza problemi che è per me. E poi per le mie cuginette. Perché questo libro, destinato ai più piccini, può far bene anche ai “grandi”.

GLI AUTORI

Innanzitutto gli autori. Per i testi Paola Savinelli, nata e cresciuta a Santa Maria a Vico, autrice cinematografica e sceneggiatrice, tra gli altri, di Non temere (2016) e Nuvola (2015), uno dei corti più premiati di quell’anno. Per le illustrazioni Andrea Scoppetta, disegnatore Disney/Pixar (Big Hero 6, Inside Out, Zootropolis), autore di fumetti tra cui Zero or One (Lavieri, 2005) in collaborazione con Alessandro Rak. Un connubio, quello tra Paola ed Andrea, che dice già qualcosa sull’opera.

TRAMA, SIGNIFICATO, COSE COSÌ

“Come si fa a scacciare un mostro dalla propria stanzetta?”, è la domanda che sorge spontanea fin dall’inizio: Nina allude alla misteriosa creatura, pur senza averla mai vista. E sua nonna decide di correre ai ripari, raccontandole una storia. Comincia così un piccolo viaggio in “un regno molto lontano in cui la vita scorreva serena, quasi noiosa… almeno fin quando non venne sconvolta dall’arrivo di un mostro terribile che si era accampato nel bosco vicino al castello del re”. Mentre gli abitanti scappano in preda al panico, il re ed i suoi collaboratori tentano varie soluzioni per allontanare il mostro, ma queste si rivelano inefficaci. La più bella tra le belle, infatti, viene travolta in modo ridicolo, e in un nulla di fatto si risolvono anche i tentativi del giullare, quelli del re che offre alla creatura il suo tesoro e quello dell’arciere, che rischia di restare colpito dalle sue stesse frecce.
Ognuno di questi momenti, nella semplicità del racconto e delle illustrazioni, vuole essere un insegnamento: non si sconfigge un mostro con la bellezza esteriore, troppo spesso elevata a rimedio, né con le castronerie del “buffone di corte” o con la ricchezza materiale, masticata e poi sputata dal mostro. E niente risolve la violenza dell’arciere, che anzi gli si ritorce contro e rischia di diventare letale.
Eppure, quando tutto sembra perduto, “a passi piccoli piccoli, arriva qualcuno” che, forse anche con un pizzico d’incoscienza, riesce a far paura al mostro, tanto da farlo andar via…

CURIOSITÀ

A riprova di quanto questo libro possa rivolgersi anche ai più grandi, c’è qualche dettaglio da cogliere: quando il Sapiente illustra al re il suo piano per allontanare il mostro, sulla lavagna figura la scritta “bellezza = verità, verità = bellezza”, richiamo alla celebre Ode su un’urna greca, del poeta inglese John Keats. E con un occhio più attento si può riconoscere, tra le varie raffigurazioni, anche quella di Ulisse e le colonne d’Ercole.
Simpatica e utile, infine, la chiosa a margine del libro, con due pagine dedicate agli insegnamenti di Speech, un porcospino che spiega il significato delle parole più “spinose” incontrate nelle pagine precedenti.

Insomma, “C’è un mostro nel bosco!” è un libro in cui si ritrovano principi semplici (evviva!), da applicare alla vita quotidiana. Per questo lo consiglio anche a chi ha qualche anno in più. Magari, se proprio si vuole dissimulare, si può accampare la scusa di voler insegnare qualcosa ai propri figli, cugini, nipoti. Perché insegnando loro qualcosa, vedrete, lo insegnerete un po’ anche a voi stessi.


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About Raffaele Piscitelli

Studente di Giurisprudenza, con un'irrefrenabile passione politica.

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