La guerra della mozzarella

Ieri la Regione Campania ha formalizzato l’opposizione alla proposta di riconoscimento del marchio DOP alla “mozzarella” pugliese. I motivi

È entrata nel vivo quella che ormai è nota come “guerra della mozzarella” tra Campania e Puglia: ieri la Regione Campania, con una delibera di giunta, ha formalizzato l’opposizione al comunicato del ministero per le Politiche Agricole sulla proposta di riconoscimento della denominazione di origine protetta (dop) alla “mozzarella di Gioia del Colle”.

I fatti

Era il lontano 2011, quando fu avviato l’iter per il riconoscimento del marchio dop al formaggio pugliese “Treccia della Murgia e dei Trulli”, dall’omonima associazione che si mobilitò in tal senso. Nessun problema, fino alla scelta di un nome diverso per il prodotto: “Mozzarella di Gioia del Colle”, ed è subito protesta dei produttori della mozzarella di bufala campana, che lamentano il rischio di confusione sul mercato.
Il 28 agosto di quest’anno, comunque, viene pubblicato il comunicato del ministero per le Politiche Agricole: da lì, prima di concludere l’iter con l’approvazione della Commissione Europea, 30 giorni di tempo per “eventuali opposizioni, adeguatamente motivate”  in grado di dimostrare, in particolare, che “la registrazione del nome proposto danneggia l’esistenza di un nome omonimo o parzialmente omonimo”. Detto fatto: proprio sul gong della scadenza del termine, arriva l’opposizione della Regione Campania.

I motivi

Nulla contro i prodotti pugliesi e la loro qualità, ma “l’unica mozzarella Dop deve restare solo la nostra”: è questo il senso della presa di posizione del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.
La proposta di denominazione “Mozzarella di Gioia del Colle” presenta, infatti, elementi di parziale omonimia con la denominazione “Mozzarella di Bufala Campana”, che già vanta il prezioso riconoscimento. Il rischio, quindi, è quello di ingenerare confusione sul mercato, con gli ignari consumatori – specialmente stranieri – non sempre in grado di distinguere i due prodotti. Eppure la diversità è chiara: al netto della forma dei prodotti, che è comunque variabile, quello pugliese è ottenuto da latte vaccino, mentre la nostra mozzarella è realizzata esclusivamente con latte di bufala. Una differenza non da poco, ma che potrebbe facilmente sfuggire se si utilizzano denominazioni così simili.

I numeri

Oltre 450 milioni di euro di fatturato a fronte di una produzione nel 2016 di oltre 44mila tonnellate, realizzata per oltre il 90 per cento tra le province di Caserta, Napoli e Salerno: sono numeri importanti, che fanno della mozzarella di bufala (dop!) una grande ambasciatrice della Campania nel mondo. La controversia in corso, quindi, non è soltanto un capriccio commerciale, ma è una battaglia a tutela di una delle punte di diamante del nostro agroalimentare.
Non ce ne vogliano gli amici pugliesi, che pure vantano tante prelibatezze. E nulla in contrario al riconoscimento del marchio alla treccia dei trulli, ma non chiamatela mozzarella. Quella, per noi, è una sola. E il timore è che, a causa di un’operazione scellerata, per qualcuno non possa essere più così.