“LA MUSICA NON E’ UNA COSA SERIA”: Tommaso Primo

I tre che vedete nella foto, da sinistra verso destra, sono Tommaso Primo, io (ovvero quello che sta scrivendo l’articolo) e Roberto Colella (la Maschera) a cui, dato che sono un suo fan, ho chiesto di imbucarsi nella foto. Il selfie è stato scattato al termine di una lunga intervista con Tommaso Primo in cui abbiamo parlato del suo ultimo album “Fate , Sirene e Samurai” , di anime e serie tv, della terra dei fuochi, della reggia di Carditello e di tanto altro ancora. Qui, di seguito l’intervista completa

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E’ mezzogiorno e mezza, la band sta provando nella sala prove i pezzi per la serata che faranno venerdì mentre io e Tommaso siamo seduti su due sgabelli in sala di registrazione. Sta per iniziare l’intervista. Nonostante io stia sfoggiando una faccia da Poker che farebbe impallidire Ciccio Valenti, dentro di me sto letteralmente morendo dal panico: è la mia prima intervista, è il mio primo artista e sto intervistando Tommaso Primo, uno degli artisti emergenti più talentuoso, di cui sono anche un fan.
Incerto sul da farsi, inizio con una domanda che vuol dire e non vuol dire nulla.

Io: Tommaso, cercando su internet informazioni sul tuo nuovo album “Fate, Sirene e Samurai” ho visto che tutti ne parlano come il tuo disco d’esordio. In realtà però il tuo disco d’esordio non è, dato che la tua carriera inizia con “Canzone per Carmela” , “Gioia“e il disco “Posillipo Interno 3”
T: La musica ha dei linguaggi come dire…anche un po’ diplomatici, nel senso che “Canzone per Carmela” fu un singolo, anche se uscì come un disco; un piccolo disco che io andai a vendere per le strade d’Italia. Invece “Posillipo Interno 3” è un EP, che è diverso dall’album per il numero di canzoni, che in questo caso sono di meno. L’album sono più di quattro-sei canzoni, e quindi  “Fate, Sirene e Samurai” è ufficialmente il mio primo disco. Devo dire che è stato un traguardo, oggi come oggi è difficile trovare persone che investono su quello che scrivi, quello che crei, quello che fai. Io sono stato molto fortunato.
Io: Che poi “Fate, Sirene e Samurai” è  stato prodotto dalla Full Heads
T: Full Heads ed Area Live, è stata una coproduzione.

Ecco qua, la prima figura l’ho fatta. Almeno, ho rotto il ghiaccio.

T:…La Full Heads che ha tutti gli artisti emergenti come Dario Sansone (Foja) che per me è  come un fratello oltre che il direttore del mio progetto, ha scelto tante cose, mi ha aiutato in tante cose. C’è Roberto della Maschera, tanti artisti come…
Io: Come le Fede’n’Marlen
T: No le Fede’n’Marlen sono della Europhone 

E questa è la seconda, alla terza probabilmente vincerò un orsacchiotto.

Io: Che poi devo dire che la Full Heads è un’etichetta discografica piena di artisti fantastici. Cioè non ce ne sta uno che non mi piace
T: Ti ringrazio.
La buona vecchia e cara captatio benevolenza

Io: Parlando, invece delle canzoni di “Fate, Sirene e Samurai”, c’è “Viola” che è stato un successo inaspettato tra visualizzazioni del video e telefonate per richiedere passaggi in radio.
T:Per “Viola” io in realtà me l’aspettavo. La temevo un pochino dato che tratta di un argomento non facilissimo che potrebbe, visti i tempi, far storcere il naso a qualcuno. Però io sapevo, ho lottato tanto per quel pezzo, in studio mi avevano messo tutta un’altra costruzione artistica da come l’avevo pensata e scritta. Io, invece, su “Viola” mi sono imposto tanto per mantenerla com’era, dato che sono molto affezionato a questa canzone. Alla fine è rimasta com’era e le cose poi mi hanno dato ragione: su spotify impazzì, in radio la chiedevano, quando è uscito il video del singolo su youtube è stato premiato da tantissime visualizzazioni.
Io: Guarda  su “Viola” sarò sincero. La prima volta che l’ho sentita ho subito pensato che fosse una canzone come “Gioia” con quell’aria naif che dopo un po’ scoccia, poi ,verso dopo verso, la canzone diventa sempre più triste fino ad arrivare alla fine dove non posso fare a meno di urlare:” WA CHE CAZZO MA QUESTA FINISCE MALE!” Considera che io la prima volta che l’ho sentita stavo sul pullman e ho fatto girare tutti gli altri passeggeri, facendo la figura dell’idiota. Però io ero sorpreso. Cioè io da te, dopo “Gioia”, un finale triste non me l’aspettavo proprio.
T: Io non è che ci vedo un finale malvagio anzi ci intravedo un lieto fine. Viola alla fine della canzone cresce e inizia a cambiare, a vivere internamente una rivoluzione. Una rivoluzione mentale, non fisica, che fa qualcosa di importante in cui tutti gli riconoscono quel cambiamento. Ma un cambiamento interno che la porterà a crescere.
Io: Intendi i  versi:”picciò se tene stretta ‘o dulore/ca è ‘o metro ‘cchiù sincero pe’ valutà/quanto vale overo l’ammore” ?
T: Io quello intendo come lieto fine: il cambiamento del personaggio, anche se le persone sentendo la canzone, vedendo Viola in galera, tendono a vederci un finale triste. Forse io ho una concezione diversa del dolore dagli altri, nel senso che il dolore l’ho sempre ringraziato. Oddio quando lo provavo l’ho sempre bestemmiato tanto ma dopo l’ho sempre ringraziato perché ci fa capire che siamo umani, che siamo volubili e la volubilità è una cosa affascinante, sincera, vera.
Io: Comunque finale triste o no è una canzone inaspettata. Non te l’aspetti come fine, come tematica. Tu all’inizio ti aspetti una canzone d’amore. Non ti aspetti la tristezza che fa da sfondo per tutta la canzone. Forse ha avuto un successo anche perchè è una canzone inaspettata
T: Io credo che “Viola” abbia avuto tanto successo non solo per la musicalità e perchè parla di una cosa di tutti i giorni, ma anche per il linguaggio semplice del Napoletano, l’immediatezza del testo. Io ad esempio vivo un contrasto che vivono anche le persone che mi seguono, che sono numerosissime, e questa è una cosa meravigliosa. Vivo il contrasto di aver due modi di scrittura: uno immediato, semplice come quello di “Gioia”, “Viola” che sono quelli che conoscono tutti , che cantano tutti e poi scrivo altre cose come “Bumba meu Boi“, “Addore“, “Salita Paradiso” che non arrivano a tutti. Però se mi guardassi dall’esterno riconoscerei più la bellezza in quest’ultime che nelle altre. Se ti dovessi dire la canzone per me più bella dell’album ti direi “Bumba Meu Boi” che è una canzone che non arriva a tutti.
Io: Per quanto riguarda “Bumba Meu Boi” mentre cercavo notizie sulla canzone ho visto un servizio del Mattino dove dicevi che la canzone, che tu hai dedicato all’eroe della reggia di Carditello Tommaso Cestrone,  parla di una leggenda brasiliana. Io ho provato a cercarla su Internet, poi dato che stavo cercando informazioni per farti qualche domanda ho pensato” Vabbè domani glielo chiedo a Tommaso di che parla la leggenda”. Ecco, di che parla la leggenda?
T: E’ una leggenda molto particolare: si parla di terreni avvelenati, di animali uccisi e di un intervento metafisico che riesce ad aggiustare tutta la situazione, dove gli dei però sono figure prettamente vicine alla natura stessa. C’è Paichiko, il quale ha una moglie incinta che per superare la gravidanza senza complicazioni ha bisogno di una lingua di bue. Così, Paichiko va in un terreno sacro e ammazza un bue ma viene fermato dagli indios che lavorano per il fazenderos e inizia una sorta di processo a Paichiko per metterlo a morte. A questo punto interviene il Dio della natura che fa tornare in vita il bue e il processo poi ha tutta un’altra soluzione, dato il bue perdona Paichiko  perchè capisce che non l’ha fatto per se stesso ma per la moglie. Io ho visto un po’ un’ analogia con la terra dei fuochi: perché la terra viene uccisa e nonostante questo c’è il perdono da parte della natura. Vivendo da vicino la vicenda della terra dei fuochi, stando vicino alla Nuova Cucina Organizzata di Peppe Pagano, a padre Maurizio Patriciello, ho saputo che l’unica bonifica possono farla i fiori, per esempio la canapa assorbe tutte le impurità del terreno, per esempio a Fukushima stanno purificando i terreni dalle radiazioni con la canapa, i veleni. Questa leggenda mi piace perché ci vedo  la matematica e la grandezza della natura, l’unica cosa che risolve quel problema è la magnanimità della natura che risolve questo problema. La natura misericordiosa, la natura con un suo equilibrio.
Io: Si, una natura con un suo equilibrio ma che comunque, secondo la mia opinione, per salvarsi ha bisogno di Eroi; anche se questi, diciamocelo, lottano contro i mulini a vento.
T: Non proprio una battaglia contro i mulini a vento. Tommaso Cestrone quella battaglia l’ha vinta. Tommaso pur malato di tumore si è chiuso nella Reggia di Carditello e ci è rimasto finché non ha ottenuto l’attenzione su di lui, fino a quando il Ministro Bray non è riuscito a far sì che la reggia diventasse patrimonio dell’ Unesco. Come gli eroi ha dato la sua vita per la causa, prendi Goku che per difendere la Terra ha sacrificato tantissime volte la sua vita… sai io sono appassionato di manga, di supereroi uno dei miei prossimi lavori sarà proprio su un Superman napoletano.

Ecco a “Io sono un appassionato di manga, di supereroi” il nerd che è in me ha preso il sopravvento e ha passato più di trenta minuti a parlare con Tommaso di Dragon Ball, HunterXHunter, Death Note, il finale di Naruto e i film di Myazaki. Certo qualcuno potrebbe vederci mancanza di professionalità e una passione al limite del patologico. Io ci vedo l’introduzione per la mia domanda successiva su una delle canzoni del suo album ovvero “Anime e Cartoon!”

Io: Senti parlando di Anime arriviamo a un’altra canzone “Anime e Cartoon”. Perdona la domanda molto superficiale, ma di che parla? Soprattutto di chi?
T: Parla di me, anche se nella canzone parlo di una ragazza, nel senso che da piccolo dovevo lasciare tutto per la musica, anche se mia madre non voleva; ora è diverso perché con la televisione, qualche soldo in più che entra. Tutti ti guardano con occhi diversi però non è facile imporre le proprie idee soprattutto in un mondo in cui la musica è finita o meglio stava per finire. Oggi c’è qualcosa che si sta muovendo, che la sta riavviando; soprattutto dall’underground. Ecco io vedo noi, non solo me tutti quelli della scena napoletana e nazionale che fanno musica di pensiero, un po’ come scarafaggi che dalle “saittelle” vanno per le strade del mainstream. C’è una rivoluzione in atto, gentile, ma una rivoluzione! Ci sono tante cose belle, non parlo di me, io ascolto tante cose che mi piacciono tantissime che sono interessanti Calcutta, i fitness forever ecc…Si vede che è qualcosa che è pensato, lavorato non costruito a tavolino. Cos’è il colpo di genio?  È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione o nel mio caso un esempio geniale.
Io: Usando la metafora degli scarafaggi, la rivoluzione musicale negli anni ’60 è iniziata  con gli scarafaggi….

Rullo di tamburi

T: I Beatles, hai ragione! Comunque tornando ad Anime e cartoon ti dicevo, che la canzone parla di me, di me che da piccolino guardavo i cartoni giapponesi portati in italia dalla Mediaset e da qualche altra rete locale. Cartoni che sono stati importanti per la mia formazione, mi hanno insegnato a campà, mi hanno dato tanto. In quei cartoni ho trovato  quella perfezione, quella cura che non vedo nella cultura occidentale se non in Marquez, GOT e pochi altri esempi. Io nelle canzoni cerco di essere soddisfatto come mi da soddisfazione la perfezione dei giapponesi nei loro lavori.
Io: (dopo altri venti minuti trascorsi a fare i nerd a parlare di Bleach, Berserk e di Da Vinci’s Demons) Una delle cose belle di “fate, sirene e samurai” sono i duetti fatti con artisti fantastici come Dario Sansone, Fede’n’Marlen. Come li hai coinvolti? Li conoscevi già?
T: Con Dario, come ti dicevo, ho un rapporto che va oltre la musica, gli voglio un bene dell’anima mentre le Fede’n’Marlen le conoscevo solo di nome e mi piaceva come suonava Fede’n’Marlen e Tommaso Primo; poi le ho conosciute e sono due ragazze meravigliose.
Io: Io le ho conosciute proprio grazie al tuo album, dove tra l’altro nella canzone che hai fatto con loro c’è il verso “Sigarett a chi fumm!” che mi ricorda sai quel film della Loren…come si chiamava…
T:”Ten a Panz!” intendi il film con Mastroianni “Ieri oggi e domani”
Io: Si sai quei film vecchi dove vedi una Napoli particolare, colorata. Come mai questa visione?
T: Io ho vissuto una Napoli particolare perché ho perso mio padre da piccolo e sono cresciuto nel ristorante di mio nonno e da piccolo giocavo col personale, i parcheggiatori abusivi, i clienti particolari . Vedevo il mondo un po’ come novecento lo vedeva nella sua nave, però era il ristorante. Ci sono tante storie che potrei raccontarti di quella volta che nonno giocò con Maradona, di quando mio nonno provò con De Sica e Jack Lemmon, Almirante che venne al ristorante con Berlinguer. Napoli è un mondo un palcoscenico che io ho vissuto nel bene e nel male. “Sigarett a chi fumm” probabilmente era riferito ai contrabbandieri che quand’ero piccolino c’erano ancora. Ho vissuto quella Napoli lì, io ho un grande bagaglio; poi io sono convinto che i posti influenzino l’artista.
Io: In che senso?
T: Ho questa sensazione metafisica che i posti, i luoghi in cui sei cresciuto e vivi vanno ad intaccare le meningi, il prurito che senti nelle mani. Per esempio il suono che c’è in “Posillipo Interno 3”, ma anche quello che senti in “Fate ,sirene e samurai “, quel riverbero è dovuto al fatto che vivo in questa casa a Marechiaro che è chiamata la Bahia d’italia ed ha quest’atmosfera favolistica e tropicale molto forte.
Io: All’inizio più che tropicali pensavo che tu avessi un influsso più africano, vedi “Prayer for Kumbaya” ,”Viola” che hanno un suono tipicamente africano come “Gioia”.
T: Io ho sempre mescolato tanto nella mia musica, nel senso che ho mescolato suoni vari e culture. Se tu vedi tra “Canzone a Carmela”, “Posillipo Interno 3” e “Fate, Sirene e Samurai” ci sono tre mondi diversi, tre modi di arrangiamento diversi e in questo nuovo disco che stiamo facendo ci sarà un altro mondo. Vedo un po’ la canzone come se fosse un film, un libro…però mi piace tantissimo mescolare le cose. Io cerco di prendere un po’ tutto, guarda già titolo dell’album “Fate, Sirene e Samurai” che incarna le tre anime del disco: le fate del Brasile ed il realismo magico, i samurai  del Giappone e degli eroi degli anime, le sirene come Partenope, la sirena di Napoli. Io sono comunque figlio di quest’epoca, dove tutto è veloce, dove tutto ci arriva prima, dove hai tutto il mondo a portata di click e a me piace essere influenzato da tutto questo, giocarci, mischiarlo.
Io: Senti, tu prima di iniziare l’intervista, mi parlavi di Marquez  che è uno dei padri del realismo magico e nelle tue canzoni c’è proprio quest’aria di realismo magico, situazioni reali raccontate con uno spirito favolistico, che potremmo anche definire naif
T: E’ Naif, probabilmente sono uno dei pochi cantautore che fa naif in Italia: però il naif è un genere, Dario sansone e Federico Cadalepre (critico musicale del Mattino) mi hanno definito naif.
Io: Federico nel tuo articolo parlava proprio del naif come punto di forza e limite.
T: Vero! Anche perchè è guardato un po’ come se fosse…aspetta che te lo spiego meglio: tu vai su un filo, ci pensavo proprio stanotte, da una parte c’è il trash e dall’altro la realtà, e se tu riesci a stare su quel filo puoi creare il tuo genere. Per esempio, io non voglio bestemmiare, ma i più grandi registi come Fellini, Burton camminano su quel filo ” A pier annur sopra i pann spas” come scrivevo in una mia canzone “Addore”. Il naif è percorrere quel filo.
Io: Parlando invece dei personaggi delle tue canzoni tipo “Posillipo Interno 3”  sono personaggi in un certo senso reali. Chi sono questi personaggi? Che poi sentendo le tue canzoni ho notato una cosa: ad un certo punto i personaggi delle tue canzoni, prendono e scendono, vanno in mezzo alla strada tra la gente. E’ lì che hai incontrato i tuoi personaggi? Sulla strada? Chi sono, dove li hai incontrati? sempre al ristorante di tuo nonno?
T:In realtà Posillipo Interno 3 è stato ispirato da Federica una ragazza che mi piaceva al liceo ma che non ricambiava il mio affetto anche perchè non avevo la macchina o il motorino; l’unica cosa che potevo fare era accompagnarla col c27 che faceva piazza Amedeo-Posillipo e la lasciava a via Manzoni e quando le chiedevo l’indirizzo di casa, nella canzone scrivo per mandarle dei fiori, dei cioccolattini ma io a vulev ‘io a truvà a piglià, Federica, ogni volta mi rispondeva: “Abito in una casa sopra Posillipo,in un interno tre qualsiasi” e da lì nasce “ Na nenna nata ‘nmiezo ‘e sciure/fra feste ‘e ballo, cunte e buscie/currette allerta e a ‘ppiede annure/cu ‘ggente ‘e miezo ‘a via” che ricalca un po’ le sue frequentazioni, lei che preferiva il bulletto a me.
Io: Nelle tue canzoni è  sempre presente la bella ragazza che al buon “waglione” preferisce il bulletto.
T: Assolutamente, perchè io l’ho visto a Posillipo, quest’intreccio che vedevo così come tanti colori su una tavola. Sai Napoli è una città meravigliosa per un’artista, certo ti fa soffrire quando non ti affermi che ti chiedi che ci faccio qua, però quando la vivi d’artista è meravigliosa. Si partorisce dell’arte bella proprio per questa. Napoli ha prodotto cose meravigliose. Io ascolto sempre Radio Napoli che si prende da Chiaia a Monte Ruscello e trasmette queste vecchie canzoni napoletane meravigliose. Che poi la cosa bella di Napoli è che puoi essere chi vuoi, fare quello che vuoi e lei assorbirà sempre tutto. I ragazzini non sanno che Maruzzella l’ha scritta Carosone ma te la sanno cantare a memoria, così come Pino Daniele. Noi stiamo a Napoli ma facciamo anche parte di Napoli. Ha un’identità molto forte.

Io: Tornando alla scrittura, come scrivi una canzone?  Da cosa inizi? Avendo tu questa scrittura naif, questo raccontare in maniera semplice, tropicale storie reali come fai? Scegli il tema e poi la rielabori o vai di getto?
T: Alcune canzoni te le mandano, ad esempio, Gioia l’ho scritta in cinque minuti, non mi era mai successo con una canzone, perchè è stata un dono. Non c’è una formula matematica per scrivere una canzone, soprattutto per me che non sono un musicista che di quelli ha studiato tanto, anche perchè i musicisti che hanno studiato tanto mi consigliano sempre di non studiare tanto per non perdere questo contatto con l’innaturale, quindi c’è del metafisico perciò ne sono così legato. Per esempio, lo scrivere le musiche, quel giro di accordi non può nascere se non sei ispirato. Non è che ora posso prendere una chitarra e scrivere una canzone, una melodia, ci deve essere quel prurito particolare che è l’ispirazione. Gianni Rodari diceva che le idee sono già dentro di noi poi arriva quel sole che le butta fuori che le innalza come i bruscolini di polvere; poi non lo so, puo’ essere pure qualcosa che c’e mann o Patetern! La questione dell’ispirazione è come la questione omerica, se ne interrogano tutti dall’inizio dei tempi, non si capisce se sta al di fuori o sta al di dentro però è qualcosa di assolutamente magico che non è destinata a tutti, perciò mi sento molto fortunato a poterne usufruire. Per quanto riguarda i testi invece io faccio un lavoro molto accurato: scelgo prima il titolo, quindi la storia che voglio trattare e poi cerco di mettere tutti i particolari; però la scrivo a pezzi anche con la scrittura devi essere ispirato. La poesia non si studia mai a tavolino, puoi studiare qualche avverbio, qualche aggettivo.

Io: Hai detto che “Gioia” ti è nata in cinque minuti. Com’è nata? C’è stato un episodio particolare? Un evento?
T: Ero sul balcone di casa, erano le tre del mattino; no era l’alba! Arriva Gioia e la scrivo tutta d’un fiato. E’ una canzone che mi ha dato tanto e ha dato tanto agli altri: una mamma mi ha scritto oggi per dirmi che ha affrontato la cura per il cancro con la mia canzone, ci sono tre bambine che si chiamano Gioia, come la mia canzone. Ne ho conosciuta una, con l’altra sono sempre in contatto, dell’altra ne so poco…è una canzone che mi “sfasteriav di cantà” ma ha dato tanto e la canto proprio per la gente.
Io: In che senso ti scocciavi di cantarla?
T: Beh, quando fai tante serate e canti sempre la stessa cosa sapendo le idee che hai in testa e che vorresti già cantare a volte succede anche questo.
Io: Tu dicevi fai il musicista poi…
T. In realtà io faccio il musicante
Io: C’è differenza?
T: I musicisti sono loro che sanno fare tutte le canzoni, hanno una cultura e un orecchio incredibile mentre io le scrivo le canzoni, invento delle cose che loro non potrebbero mai scrivere nonostante la loro cultura ed è questa la differenza; nel senso che il musicante è uno che ha talento, ha il dono. C’è il musicista che ha talento e il dono ma c’è anche quello che ha, come dire, una formazione matematica. Succede anche che il musicante quando diventa musicista perde. Succede spesso nella musica. Che poi io apprezzo anche quello che nun se ne fotte proprio come il grande Pino Daniele. Pino nun s’è ne fottut e nient , diceva: “io ho fatto questo e poi ho fatto questo che magari non è piaciuto ma io dovevo sperimentare che me ne fott e vuie”. Oppure Nino d’Angelo, che ha avuto una carriera contraria, che ha scritto cose tresh e poi ha scritto pezzi meravigliosi come “Lolita“, che per me è il pezzo più bello della musica in generale.

Io: Come hai vissuto il tuo essere musicist…musicante, perchè ora che hai successo è una cosa ma prima, quando non eri nessuno, ti sei mai detto ma perché so’ voluto diventà musicista invece che architetto, dottore?
T: Io so diventato musicista per necessità. Ma non la necessità economica, quando lo racconto tutti mi chiedono ma necessità di cosa? La necessità è diversa dal sogno, molti dicono che io ho realizzato il mio sogno, questo concetto della realizzazione del sogno come se tutto fosse un “Amici di Maria de Filippi” , un “Saranno famosi”, un eterno reality. Mentre non è il mio sogno ma la mia necessità guardare una persona, raccontare quello che ti circonda quando ce l’hai nelle vene.
Io: Un’ ultima cosa, tu hai parlato dei talent che ormai, diciamocelo, sono la porta principale per il mainstream. Tu hai mai pensato di entrare dalla porta principale?
T: Mai e non ci proverò mai, anche se me l’hanno proposto io non ci andrò mai. Per me è la morte della musica.
Io sono un eversivo.

Ed è così che finisce, e mi piace finire, la prima intervista della nostra nuova rubrica di Caserta.ZONLa Musica non è una cosa seria”; anche perchè poi mentre parlavamo so’ arrivati i Panuozzi, il mio gentilmente offerto da Tommaso, e poi, dopo i panuozzi, sono arrivati Principe e Socio M (i cantanti di Targato NA), e il fan che è in me ha preso il sopravvento ed ha passato il resto del tempo, prima di correre a prendere il treno, a sentirli provare e a farmi le foto con loro. Tra l’altro ho avuto modo di conoscere anche Andrea Sannino, che non conoscevo e che è anche molto bravo, come ho potuto constatare mentre, con Tommaso e la band, provava “Abbraciame“.
Devo  ringraziare Rossella, Raffaele e Sara che si sono messi subito a disposizione per mettermi in contatto con Tommaso. Senza di loro non sarebbe stato possibile realizzare quest’intervista e conoscere persone fantastiche come Tommaso, i ragazzi della sua band (di cui purtroppo non ricordo i nomi) ,  Roberto, Andrea e Principe e Socio M.