“La parola nota a tutti gli uomini”: il nuovo libro di Osvaldo Frasari

“La parola nota a tutti gli uomini”, uscito il 9 marzo, è il nuovo libro del giovane autore del casertano Osvaldo Frasari: Caserta.zon l’ha incontrato per voi.

“Uno dei primi ricordi legati alla scrittura risale all’infanzia: Il foglio, completamente segnato in rosso, che la maestra mi riconsegnava dopo aver corretto il dettato era un’esperienza stupefacente. Avere una risposta immediata a quello che per me pareva un gioco era meraviglioso”. A parlare è Osvaldo Frasari, giovane scrittore dell’Agro-aversano, con “diversi esperimenti” all’attivo, di cui come dice lui “uno sicuramente riuscito” e il terzo uscito il 9 Marzo, La parola nota a tutti gli uomini edito dalla casa editrice sannicolese Spring.

“Domina In Somnia (l’esperimento riuscito ndr) è un libro che mi ha fatto penare, ma mi ha fatto capire come la gente reagisce agli argomenti spinosi come quello della violenza di genere.” 

Che difficoltà hai incontrato nella tua breve (?) carriera da scrittore?

“All’inizio c’era un po’ lo stigma dello scrittore di Camorra, argomento che in verità non ha mai ricevuto le mie attenzioni di ricerca e scrittura. In quel periodo però, il periodo di Gomorra, essere uno scrittore casertano significava portare quel marchio, rientrare in una sorta di tendenza che prevedeva l’occuparsi della cronaca nera, della criminalità organizzata, del lato più scabroso e corrotto del territorio; probabilmente erano questi gli elementi che alimentavano un certo tipo di narrativa che nasceva da queste parti, per cui la mia prima difficoltà è stata quella di uscire fuori dalla generalizzazione e banalizzazione di questo ruolo a cui rischiavo di essere associato, e questo già valeva come una dichiarazione di diversità; significava quasi ardire a sostenere che dal nostro territorio potesse uscir fuori anche qualcos’altro. Un’altra difficoltà dell’esordio risalente al 2009, quando ho pubblicato il primo romanzo “Senza peso” era sicuramente legata alla mancanza di una guida, di un mentore, o semplicemente di un contesto nel quale poter trovare un percorso stimolante e di arricchimento artistico per chi vuole provarsi in questo campo con un sentimento profondo e totalizzante. Mancava in quel periodo un posto nel quale far maturare una coscienza letteraria al di fuori di quella dominante culturale de “l’emergenza camorra” che come un Leitmotiv permeava ogni cosa”. 

Ma Osvaldo non si è fermato qui: La sua mission è far capire che la letteratura non è e non deve essere presente solo nelle Università e nelle librerie e nei soliti luoghi deputati alla cultura, e che è possibile invece parlare di letteratura ovunque, anche fuori dai soliti temi accademici, e lo fa grazie alla sua associazione “La Cruna” con cui organizza eventi culturali sul territorio di Aversa, precisamente nella zona della Movida, che non è solita accogliere eventi di questo tipo.

“Leggere è il primo passo per scrivere”, sembra una banalità, e invece a volte, come ci racconta Osvaldo si è trovato giovani scrittori che: “mi hanno detto di non aver tempo per leggere perché scrivono. Un’affermazione terribile.”

Parliamo del nuovo progetto…“Se il mio penultimo lavoro è stato frutto di uno slancio indipendente, avendo curato ogni singolo aspetto del progetto, con l’ultimo, La parola nota a tutti gli uomini, ho sentito il bisogno di ricevere una spinta motivazionale esterna, che qualcuno che mi dicesse che questo libro andava pubblicato e così è successo. Ho dedicato moltissimo tempo a questo libro, precisamente da settembre a giugno, rinunciando anche a delle supplenze, perché insegno, e riservando otto ore al giorno solo ed esclusivamente per il mio progetto”. 

Un’esperienza quasi totalizzante, che ricade anche sui temi trattati nel libro?

“Questo libro parla anche di me, proprio per l’esperienza quasi totalizzante che ho vissuto scrivendolo ho avuto l’opportunità di conoscermi. Tutto quello che ho imparato diverrà sicuramente parte dei miei prossimi lavori e spero di ottenere una risposta come è stato con Domina In Somnia ma in maniera diversa: in quel caso trattavo di un argomento specifico, anche con maggior distacco, adesso invece parlo di tutti noi, al centro del progetto c’è l’umanità, i rapporti e la crisi sentimentale che c’è adesso, partendo, ma senza essere troppo fedele dalle mie esperienze di vita”.

Quindi c’è qualcuno che si rivedrà nel romanzo… (ride) “Sì, potrebbero esserci diverse persone, tuttavia si tratta di un romanzo e non di un’autobiografia e quindi mi sono permesso di girare intorno alle questioni relazionali prendendo spunto anche delle esperienze che ho provato in prima persona”.

Il tuo “romanzo prima dei trent’anni” (Osvaldo ha finito di scrivere il romanzo 2 giorni prima del suo trentesimo compleanno) uscirà il 9 marzo, ne scriverai un altro “prima dei quaranta”? “No, prima dei quaranta scriverò altro. Questo dei trenta è stato un giro di boa, a trent’anni in genere si inizia ad avere la presunzione di sapere qualcosa della vita e per questo non si è più disposti a mettersi in gioco, anche sul piano dei rapporti umani, ci si convince che le relazioni funzionino solo in un certo modo, al ribasso, invece io mi sono reso conto che anche se ho compiuto questi fatidici trent’anni non c’ho capito niente lo stesso! Come forse la maggior parte dei miei coetanei e forse si ha solo un po’ di paura nell’ammetterlo”.

Lo consiglieresti a loro il tuo libro? “Non solo ai trentenni, ma anche agli adolescenti perché magari i ragazzi possono riconoscere in qualche punto il percorso che si trovano in questo momento a fare.”

Per concludere che messaggio vuoi dare con La parola nota a tutti gli uomini? “Agli “adulti” dico: Non vi fossilizzate troppo sulle vostre convinzioni, cercate di recuperare parte del vostro lato adolescenziale, quello che è già stato in contatto con la vita vera e c’ha insegnato a scoprire il mondo con stupore e ad emozionarci”.