Restauro delle facciate Teatro di Corte Reggia di Caserta

Giovedì 24 Novembre ci sarà la conferenza stampa sull’ultimazione dei lavori di restauro delle facciate della Reggia di Caserta

In questi giorni sono stati portati a termine i lavori di restauro delle facciate esterne ed interne del Palazzo Reale, finanziati con fondi europei. Sono finalmente stati smontati, quindi, i ponteggi che lo ingabbiavano ed eliminati i transennamenti installati lungo tutto il perimetro dal 2012, a tutela della pubblica incolumità, dopo i crolli di materiale lapideo.
In questi quattro anni i transennamenti, le impalcature e attrezzature di cantiere avevano appannato l’immagine architettonica del palazzo, alterata anche dall’interruzione delle manutenzioni seguita alla riforma del sistema di gestione e al polo museale napoletano.
Al ripristino della fruibilità delle corti interne e dei varchi della galleria porticata si associa il risultato del tutto inedito della liberazione dei prospetti interni ai cortili, dallo strato di sporco che ne obliterava l’originario cromatismo.
Dal dopoguerra in poi, gli interventi manutentivi, oltre ad essere sempre parziali, per ragioni di insufficienza di fondi, non avevano mai dato un risultato analogo per l’indisponibilità delle moderne tecniche di eliminazione delle croste nere e delle incrostazioni biologiche con impacchi di carbonato di ammonio.
La tecnica degli impacchi, introdotta nella Reggia a partire dagli anni Ottanta, era stata applicata solo sulle due facciate principali, senza interessare un intero cortile.
Lo smontaggio dei ponteggi consente oggi di apprezzare la bicromia originaria della composizione architettonica dei prospetti di due interi cortili e di due fronti degli altri due.
Per questo, gli organi competenti hanno approvato un progetto di restauro conservativo che riguardava le facciate interne ed esterne.
I lavori di restauro, articolati in tre lotti eseguiti da aziende italiane specializzate e riconosciute come eccellenze nel settore, sono durati complessivamente 2 anni e mezzo e hanno investito una superficie di circa 74.000 mq.
Il progetto di restauro appaltato e redatto dalla soprintendenza cui era affidata la gestione della Reggia, aveva individuato come causa principale dei distacchi di porzioni di pietra dalle facciate, l’ossidazione degli antichi ancoraggi in ferro, dovuta all’infiltrazione di acque meteoriche favorita dalla crescita di erbe infestanti negli sporti delle cornici.
L’avvio dei cantieri ha consentito di eseguire indagini strumentali, prove distruttive e ispezioni ravvicinate mirate all’approfondimento della diagnosi iniziale .
Le indagini, eseguite con pacometro e georadar, hanno consentito di individuare la presenza di numerosissimi inserti metallici a diverse profondità quali grappe, zanche, ferri di allineamento in costruzione, pur non riuscendo a rilevare l’entità di fenomeni di ossidazione capaci di provocare l’espulsione di frammenti lapidei.
La termografia ha individuato le zone soggette ad infiltrazione di acqua e ad incrostazioni superficiali, consentendo di affinare la mappatura del degrado effettuata in fase di progetto.
L’analisi minero-petrografica ha invece evidenziato ulteriori criticità derivanti dalla presenza diffusa di disconnessioni con perdita di coesione del legante naturale della pietra calcarea, causate dall’esposizione del materiale lapideo alla penetrazione delle acque battenti e al susseguirsi di fenomeni di dilatazione e contrazione termica giornaliera o stagionale in ragione della cristallizzazione di sali.

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L’equipe di geologi, coordinata dal prof. Maurizio de Gennaro, ha quindi effettuato la mappatura delle disconnessioni del materiale lapideo su un campione della facciata, individuando un grado di “suscettibilità” al distacco classificato in tre livelli di rischio: medio alto, alto e molto alto.
La mappatura campione è stata utilizzata come una sorta di manuale per riconoscere il livello di rischio di distacco del frammento in tutta la facciata, individuando puntualmente la necessità di intervenire con microperni in resina per ancorare i frammenti di piccola dimensione o con perni strutturali in acciaio inox per evitare il rischio di distacchi grandi blocchi.
L’affinamento della diagnosi ha consentito di condurre l’intero intervento, articolato in tre lotti funzionali, secondo le tecniche già definite in fase di progetto, accentuando semplicemente l’attenzione sulla geometria delle linee di disconnessione createsi in corrispondenza delle venature naturali della pietra.
La liberazione della superficie della pietra o del marmo delle modanature architettoniche dal velo di sporco che la ricopriva è stata ottenuta con la rimozione delle cosiddette “croste nere” causate dall’inquinamento atmosferico, dei depositi incoerenti e della colonizzazione biologica di muschi e licheni, restituendo alla fruizione l’aspetto cromatico della composizione materiale originaria, senza interventi di cosmesi delle piccole frammentazioni, fessurazioni, scagliature e altre perdite di coesione generate dal tempo. Attenzione particolare è stata data all’eliminazione di tutte le possibili cause d’infiltrazione d’acqua nella pietra calcarea, realizzando strati di impermeabilizzazione di tutte le cornici in aggetto e trattamenti di consolidamento superficiale e protezione del paramento lapideo.

Nell’occasione verrà presentata una video-brochure che racconta la storia del cantiere, realizzata grazie al contributo della ditta appaltatrice del III lotto funzionale.