Rifiuti, il riassunto della settimana

Cinque giorni roventi sul fronte rifiuti. Repliche, controrepliche, polemiche tra alleati di governo e Regione. E alla fine il protocollo…

Tutto è iniziato il 15 novembre, cinque giorni fa. Matteo Salvini, a margine del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presso la Prefettura di Napoli, profetizza una nuova emergenza rifiuti a gennaio – “quando andrà in manutenzione l’unico termovalorizzatore della Campania, quello di Acerra, che funzionerà per un terzo”. E lancia la soluzione: “un termovalorizzatore per ogni provincia”. “In Lombardia – continua – ce ne sono 13 e non stiamo morendo. Il rischio sanitario è in Campania, rispetto all’emergenza del 2008 non è cambiato niente”.
Parole, quelle del ministro leghista, che suscitano la reazione degli alleati di governo del Movimento 5 Stelle e della Regione Campania a guida De Luca. Proviamo a ricostruire il loro pensiero e le reazioni alla sottoscrizione del protocollo.

Di Maio: “termovalorizzatori, roba vintage”

È stato proprio Luigi Di Maio, l’altro azionista di governo, il principale protagonista delle risposte che non sono tardate ad arrivare. “Gli inceneritori sono come le cabine telefoniche, roba vintage”, è la replica del leader pentastellato. E richiama quale modello un altro nord: non quello lombardo dei 13 inceneritori, ma quello veneto della provincia di Treviso, dove è stata evitata la costruzione di 2 inceneritori attraverso un programma di riduzione rifiuti, di raccolta differenziata domiciliare, di impianti di riutilizzo per l’indifferenziato e di compostaggio per i rifiuti organici.

De Luca: “no a inceneritori, sì al programma di investimenti della Regione”

Puntuale anche la replica del governatore della Campania, Enzo De Luca, che ha ribadito in questi giorni, a più riprese, il suo no agli inceneritori. “Non per ragioni ideologiche, come per i cinque stelle”, precisa, “ma perché sono anacronistici”: intanto perché, se il problema è l’emergenza, occorre tener presente che ci vogliono cinque anni soltanto per metterli in piedi; e poi perché, vista la diminuzione del quantitativo di rifiuti, occorre puntare sulla raccolta differenziata, che in Campania si attesta di poco sopra il 50%, risentendo ancora percentuali basse di Napoli città.
Il governatore ha rilanciato il piano della Regione Campania: oltre un miliardo di investimenti per il monitoraggio (droni e tablet) coordinato con le forze dell’ordine, incentivi alla differenziata e fondi per i Comuni, rimozione delle ecoballe. Anche se tutto questo, per sua stessa ammissione, sta scontando ritardi in fase di attuazione.

Alla fine, il protocollo d’intesa (a metà)

Il vertice di ieri, alla Prefettura di Caserta, conclude una settimana vivace – per usare un eufemismo – sul fronte dei rifiuti, ma sancisce, secondo il ministro Di Maio, “l’inizio di un percorso”. Presenti, oltre al Prefetto, il Governo con sette ministri (tra cui, ovviamente, il premier Conte, il ministro dell’ambiente Costa, i plenipotenziari Salvini e Di Maio) e la Regione, col Presidente De Luca e l’assessore all’ambiente Fulvio Bonavitacola.
L’incontro – che pure non è stato privo di tensioni – ha partorito un protocollo d’intesa (a metà). La Regione Campania, infatti, ne ha firmato solo una parte: quella che definisce puntualmente le competenze tra Stato e Regione e sancisce l’impegno ad impiegare forze dell’ordine e servizi d’intelligence a presidio del territorio. Polemica – e niente firma – invece sulla seconda parte, quella relativa alla raccolta dei dati sui tumori, col coinvolgimento del progetto Epi.Ca. (Epidemiologia Cancro), un’iniziativa partita a Casoria, alcuni anni fa, ad opera di alcuni medici di base e pediatri.

Le reazioni

“Ho ritenuto di non avallare – commenta De Luca – l’operazione privatistica che assegna a un’associazione di medici sul territorio dal nome evocativo, Epica, non pubblica, lo screening della situazione tumori nella terra dei fuochi. Un’operazione da irresponsabili, per me fanno testo i dati di strutture pubbliche, come le Asl e i loro registri dei tumori ufficiali. Non ho firmato questa parte, che è in un secondo protocollo. Se lo sono firmato solo i ministri”.
A rispondergli, Valeria Carambino, consigliere regionale pentastellato: “dando fondo alla spocchia a cui ci ha abituati, De Luca osa dare dei ciarlatani ai medici di medicina generale che mettono la loro opera al servizio dei cittadini con l’obiettivo di implementare una banca dati utile per calcolare i valori di incidenza in determinate aree territoriali dove è alto il tasso di mortalità per tumori. Una mancanza di rispetto per seri professionisti, ma anche per le tante vittime che sono state colpite da cancro e dei parenti di chi è morto per questa terribile patologia. Se dovessimo basarci sul lavoro dei registri tumori territoriali, in Campania, dovremmo riferirci a dati vecchi di diversi anni, tenuto conto che i registri tumori di Napoli e Salerno sono fermi al 2013 e al 2011”.