Sant’Agata dei Goti, al palazzo ducale “Sguardi Altri” di Giovanni Izzo

In continuità con quanto proposto al Castello Ducale con la mostra “In Limine”, l’Archeoclub di Sant’Agata dei Goti e Black Taranetella presentano la mostra fotografica “Sguardi Altri” di Giovanni Izzo a cura di Luca Palermo. La mostra sarà visitabile dal 16 dicembre 2017 al 27 gennaio 2018.

Tra i maggiori fotografi italiani, da quasi quarant’anni, Giovanni Izzo svolge una ricca e costante attività espositiva. La sua fotografia è imponente, umana, delicata, una speranza di cambiamento, di unione di popoli e culture. In un periodo storico estremamente delicato nel quale i flussi migratori condizionano scelte politiche e sociali, la fotografia di Giovanni Izzo testimonia storie, vite, sguardi di chi cerca speranza altrove; di chi abbandona la sua terra martoriata per offrire un futuro diverso ai propri figli. 


Ogni sala del Castello Ducale sarà, dunque, dedicata ad un tassello della ricerca di Giovanni Izzo, una tessera di un più ampio mosaico. La mostra offrirà, dunque, una visione di insieme su esperienze fotografiche esposte separatamente, nel corso degli anni, in numerose sedi espositive in Italia e all’Estero.

Tuttavia quella di Sant’Agata dei Goti, sarà la prima mostra che darà allo spettatore la possibilità di analizzare la ricerca fotografica di Izzo nella sua interezza.
Sei sale, sei diversi momenti della ricerca di Izzo: dalle Matres (esposte presso il Museo Campano di Capua) sino alla videoinstallazione La Domitiana (esposta alla University of Bath in Inghilterra e che oltre a offrire allo spettatore le conseguenze della criminalità organizzata sul territorio domitio, mostra l’incidenza di tali attività anche sul paesaggio urbano ed architettonico).


Lo sguardo di Giovanni Izzo racconta senza censure; dà voce ai tanti racconti con i quali quotidianamente tutti noi ci confrontiamo, ma che rapidamente dimentichiamo. Sono i racconti attraversati dagli sguardi di donne, uomini e bambini in fuga; sono racconti che non vogliono documentare: sono narrazioni che diventa empatia; sono impegno umano. Un fotografo, Giovanni Izzo, dunque, che non si nasconde dietro la sua macchina ma anzi la usa come strumento di dialogo e di introspezione.