STUDENTI FUORI SEDE: PERCHE’ SI STUDIA FUORI

Da diversi anni, ormai, è aumentato al 40% il numero degli studenti che si trasferiscono in altre città dopo il liceo per continuare i loro studi… La domanda è: “perché?”.

Cosa porta un prototipo di ragazzo diciannovenne ad allontanarsi dalla propria città, lasciare i propri amici ed iniziare una vita autonoma? Abbiamo così deciso di intervistare un ragazzo che due anni fa preparò le valigie ed intraprese un percorso di studi lontano da casa, dalla famiglia e dalle proprie abitudini quotidiane, trasferendosi nella capitale, Roma.

Perché hai deciso di trasferirti in un’altra città?
Ho deciso di trasferirmi in un’altra città perché nella città dove ho iniziato i miei studi primari non c’era alcun tipo di possibilità di perseguire i miei obiettivi, o anche se c’era era, a livelli mediocri e di basso profilo. Chiaramente anche perché andare ad abitare in un’altra città ti mette di fronte diverse verità, sei automaticamente catapultato in una nuova realtà e sei solo e semplicemente tu a gestire la tua vita”

Credi che la stessa libertà che hai fuori casa riusciresti ad averla anche abitando con i tuoi genitori?
“Decisamente no. Perché ogni spostamento, movimento economico, ogni decisione, ogni momento di riflessione, di lavoro è sempre molto relativo a quelli che sono gli impegni della famiglia, di conseguenza è difficile rispettare i propri impegni universitari e lavorativi.”

Pensi di voler continuare a vivere in questa città o vorresti spostarti nuovamente?
“Se ti dovessi rispondere da prototipo diciannovenne, ti direi: ‘assolutamente sì’. Roma ti può offrire possibilità lavorative ma ti può anche in un secondo momento aprire così tanto gli occhi che non ti basta più vedere soltanto Roma, proprio come nel mio caso, vorresti, come si dice spesso, allargare i tuoi orizzonti. Quindi no, vorrei spostarmi nuovamente.”

Quali sono le difficoltà di uno studente fuori sede?
“Una delle difficoltà di uno studente fuori sede è sicuramente la gestione dei soldi: se spendi un solo euro in più, sai che sarà in meno a quello che hai preventivato, ma anche gli spostamenti, sai che se non hai la possibilità di muoverti devi necessariamente spostarti con i mezzi pubblici, e poi, sicuramente la puntualità che è una conseguenza di quest’ultima. Ma ciò che penso sia più difficile è la cognizione di se stessi, è difficile organizzarsi, gestirsi da soli, imparare a convivere con persone che poco prima neanche avresti mai immaginato di conoscere, imparare ad apprezzare qualcosa che odora di nuovo, anche solo non avere più quelle lenzuola che profumavano di casa, sotto cui eri abituato a dormire”.

E invece, quali sono i pregi di studiare fuori?
“ Bhe, assolutamente la libertà. La possibilità di studiare un qualcosa visto da più punti di vista. Penso che ci si sposti è anche per vedere una sola idea da più occhi, da più menti. I luoghi che vedi, le amicizie che si creano, inizi anche a dare più importanza alla famiglia, non essendoci più a contatto, capisci quanto è fondamentale per te. Magari non hai bisogno di viverci insieme ma anche solo sapere che c’è. Cammini in un posto dove ci sono talmente tante persone, di cui il 98%, neanche le conosci… e forse non le conoscerai mai. Capisci, toccandolo con le tue mani, che  la realtà non era solo quella piccola città dove sei cresciuto e dove pensavi di vivere per sempre. Quando capisci il tuo limite, il tuo punto d’arrivo automaticamente diventa solo un ostacolo da superare, riesci ad andare sempre oltre. E’ un bagno in un mare d’umiltà, di responsabilizzazione e crescita, tre cose fondamentali per costruire una vera e propria persona”.

Se dovessi descrivere con una sola parola questa tua nuova esperienza, quale sarebbe, e perché?
“Pre-vita! Perché i primi 18 anni della vita l’intendo più come nascita: hai fissato soltanto le basi per la tua vita, l’educazione, l’organizzazione, l’ordine, tutto quello che fanno di te un piccolo uomo. Poi c’è la pre-vita, qualcosa che ti tiene comunque attaccato al cordone ombelicale della tua famiglia, ma hai una voglia irrefrenabile di scappare fuori, di dare una circonferenza a quelle che sono le tue voglie e le tue passioni. Poi si spera che nella vita finisca la cosiddetta sindrome di Peter Pan e si giunga a quella maturità che ti porta poi a crearti una famiglia, una carriera lavorativa, anche se (che resti tra noi) molti adulti ancora devono crescere, nel vero senso della parola”.

Se potessi tornare a due anni fa, sceglieresti ancora di trasferirti? E soprattutto, sceglieresti Roma, o vorresti vivere in un’altra città?
“Assolutamente si, e assolutamente Roma. Sia perché sono affezionato a questa città fin da piccolo e sia perché è la città di mezzo, hai più possibilità di trovare degli sbocchi inerenti ai tuoi studi, anche per una questione di mentalità”.

Dunque consigli a tutti i giovani di “evadere” dalla propria realtà per viverne una nuova ed “affascinante”?
“SI, ASSOLUTAMENTE SI, MILLE VOLTE SI! Io ho un’esperienza non molto positiva per quella che intendo come nascita… non deve essere sicuramente per tutti così ma il senso di evadere, andare via, ci deve essere perchè è lo stesso senso che ti accompagnerà per tutta la vita nell’oltrepassare i limiti, nel poter dire – io non ho un limite, ma solo obiettivi da raggiungere”.

Ti senti più Romano o più Casertano?
Io non mi sento Romano o Casertano, mi sento semplicemente un ragazzo italiano, e, per quanto se ne possa dire, gli italiani sono molto legati alle proprie origini. Io sono sia legato alle mie origini, sia a quella vita che mi sto creando qui, anche perché l’ambito in cui mi auguro di lavorare domani, ha molto che si possa far risalire alle mie origini”.

Hai la possibilità di esprimere un tuo pensiero apertamente, cosa vorresti dire?
“Penso di potermi rifare solo a Beckett: Provate, fallite, e se fallite non importa, avrete fallito meglio.