”Terra Bruciata!”, la docufiction per la difesa dall’antifascismo

Una storia avvincente e commovente per ricordarci che la storia del Paese è del Paese intero. In Italia al Box Office ”Terra Bruciata!”, che difende i valori dell’antifascismo, della tolleranza e dell’antirazzismo, incassa piú di 25mila euro. Verrà trasmesso in tutte le scuole superiori italiane.

La trama: La storia è ambientata nell’Italia meridionale, precisamente a Conca della Campania, un minuscolo borgo della provincia di Casera in cui 19 civili nel 1943, anno in cui le strade tra l’alto casertano e il cassinate si bagnarono di sangue per le violente rappresaglie tedesche, vennero trucidati da una pattuglia di militari tedeschi.

Graziella Di Gasparro, figlia di uno dei caduti Pasquale Di Gasparro che venne trucidato dai soldati tedeschi con un colpo alla nuca, lotta da anni per tenere viva la memoria di quell’eccidio. Con l’aiuto del regista Luca Gianfrancesco rende giustizia a chi nel sud combatté il nazifascismo a rischio della vita e a chi ne fu vittima innocente. Loro scopo è quello di tenere viva la memoria di tutte le stragi avvenute in quegli anni e dare giustizia e sostegno alle numerose realtà locali portando sul grande schermo una ricostruzione in stile docufiction che andrà trasmesso in tutti gli istituti superiori d’Italia.

Studiosi e storici collocano la vicenda in un contesto preciso e documentato e il regista con i pochi testimoni dell’epoca rimasti in vita descrive la strage in base ai loro racconti.

Secondo un dibattito avvenuto nella città di Capua nel Teatro Ricciardi,in Largo Porta Napoli gli interventi in merito alla questione sono stati numerosi in cui tutti si sono occupati di predicare la pace e la tolleranza ma soprattutto di preservare la memoria di quanto è accaduto. “Vendetta no, ma giustizia sí” afferma Gabriella Di Gasparro quando racconta la sua personale vicenda vissuta da bambina.

Arturo Sepe, conosciuto per l’interpretazione in Gomorra in cui interpreta Angelo e interprete del film nel ruolo del partigiano Rocco Piscitelli afferma :”Interpretare Rocco, un partigiano, un piccolo tassello della nostra storia, è la chiamata che ogni attore si aspetta. Oggi sono molto mitizzati gli antieroi, in Gomorra io interpreto appunto un antieroe, Angioletto, un “soldato” al soldo del sistema camorristico. Poter passare dall’altra parte, interpretare invece un vero eroe, un piccolo ma straordinario vicecommissario di polizia, è stato bellissimo. Il mio applauso va a Luca Gianfrancesco, che ha saputo portare sullo schermo questa straordinaria storia dimenticata. E invito i ragazzi a riscoprire questo linguaggio cinematografico”.

Nel dibattito, le prof.sse L.Monaco M.Pignata hanno accolto gli studenti che partecipano al progetto Lavorare con il Diritto, Lavorare per i Diritti, sottolineando l’importanza della memoria storica in un momento delicatissimo della difesa dei valori dell’antifascismo, della tolleranza e dell’antirazzismo data la scarsa presenza di conoscenza storica negli istituti scolastici.

Il professore F.Corvese in un suo intervento spiega ai ragazzi come è nata la ricerca sulle stragi naziste in Campania, attraverso una lenta opera di raccolta dati svolta, a partire dall’opera dello storico Giuseppe Capobianco e dagli studi promossi dall’Istituto campano per la storia della resistenza. Solo da 15 anni, infatti, salvo poche eccezioni come quella dell’eccidio di Bellona, si è allargata la conoscenza delle ricerche iniziate negli anni 70-80. E solo dopo il processo a Ebden, per la strage di Caiazzo, si è cominciato ad avere una attenzione nazionale sul tema, e si sono realizzate iniziative come “Erba rossa”, mostra documentaria e fotografica sulle stragi naziste del 1943 in Campania.

Il prof. Angelone pone in luce il dubbio di molti :”l’Italia non ha fatto del tutto i conti con il proprio passato, fatto anche di crimini perpetrati da fascisti, in Italia e nelle zone di guerra. Perché l’armadio della vergogna è stato chiuso per tanti anni? Perché si è dovuto arrivare al 1994, quando viene individuato Piebke, il responsabile della strage delle fosse ardeatine? Perché la Commissione parlamentare istituita tra il 2002 e il 2006, chiusasi con due relazioni, una di maggioranza (la colpa è dei tribunali militari) una di minoranza (scelta politico-diplomatica, per evitare che vi siano processi a criminali nazisti – e anche di criminali di guerra italiani), non ha prodotto effetto alcuno?”.