Tra mito e leggenda: Sant’Antuono e la tradizione del fuoco

Un mix di tradizione, religiosità, folklore, leggenda e partecipazione popolare, la festa di Sant’Antuono è soprattutto questo

“Chi festeggia Sant’Antuono, tutto l’anno ‘o passa ‘buon”, ma chi è questo Santo? Le sue origini? Quali sono le tradizioni legate a questa festa?

TRADIZIONI

Tra le tante tradizioni del nostro Bel paese, sicuramente quella di Sant’Antuono passa in rassegna paesi che vanno dal Nord fino al Sud. Difatti, dalla Lombardia, alla Campania sino in Sicilia il 17 gennaio ( data della morte del santo) si organizzano decine di eventi in suo onore.

Eppure, leggendo qualche cenno della sua agiografia si scopre che il santo non ha alcun legame con il nostro Paese, infatti è vissuto tra il 250 e il 356 d.C in Egitto.

Sin dal medioevo, però, Sant’Antonio Abate (o ANTUONO per differenziarlo da Sant’ Antonio da Padova) è ricordato in Occidente come il fondatore della vita monastica, patrono dei contadini e protettore degli animali domestici.

LEGGENDA

Il santo richiama alla memoria, anche , una nota leggenda popolare che lo vede come un Prometeo sui generis, un vero eroe cattolico.

La leggenda racconta che in un tempo remoto il mondo era privo del fuoco, e allora gli uomini spinti dal freddo, invocarono in soccorso il Santo. L’eroe decise impavidamente e senza alcun timore di recarsi all’inferno per recuperare il tanto bramato fuoco e ci riuscì.

MA COME SI FESTEGGIA SANT’ ANTUONO? OVVIAMENTE TRA LE TANTE USANZE L’ACCENSIONE DEI FUOCHI.

La tradizione unisce il sacro e il profano. L’usanza più nota è quella di accendere dei fuochi, cosiddetti “fucarazzi” o “ceppi” o “falò di Sant’Antuono”, che hanno una funzione purificatrice per scacciare la sfortuna e fecondatrice per un raccolto abbondante.

In passato intorno ai fuochi venivano fatti pascolare gli animali come per “benedizione”.

MA DA DOVE DERIVA QUESTA TRADIZIONE?

La pratica di accendere un fuoco la notte di Sant’Antuono potrebbe derivare dalla tradizione celtica della befana. Questo popolo del Nord, aveva l’usanza di bruciare un fantoccio per scacciare i demoni cattivi.

Oppure si potrebbe ricercare il significato nella storia: i roghi di fuoco ricordano la Santa Inquisizione e la pratica di bruciare vive le streghe, giudicate portatrici del male.

Oppure gli antichi Indiani d’America che per captatio benevolentiae bruciavano i totem attirandosi così le grazie delle divinità della Natura e auspicare un buon raccolto.

Altrimenti possiamo pensare anche agli antichi greci e i romani che per augurarsi un anno agricolo proficuo immolavano sacrifici con animali.

DOVE SI CELEBRA QUESTA FESTA NEL CASERTANO?

In provincia di Caserta, precisamente a Macerata Campania, la festa di Sant’Antuono rappresenta una solida identità culturale.

Giovani, adulti, anziani e perfino bambini, uniscono le proprie forze per la preparazione di questo evento.

Invece dei fuochi, enormi carri, nei giorni di festa sfilano per le strade del paese con una particolare orchestra composta da circa 50 esecutori (pastellessa), che suonano grazie a botti, tini e falci. La musica ed il suo ritmo tipico, hanno lo scopo di allontanare il male.

Questa festa millenaria è sentita talmente tanto che viene tramandata da generazione in generazione, da padre in figlio.

Macerata ha ottenuto il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanita’ per i suoi carri.